Dopo tre viaggi abbiamo tolto meta' dell'attrezzatura video e la qualita' e' migliorata. Il ragionamento dietro alle scelte, pezzo per pezzo.
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Per un anno ho portato in viaggio tre camere. Il risultato è che ne usavo una e mezza, e passavo il tempo a decidere quale prendere invece di girare. Da questa primavera il setup è cambiato e voglio spiegare perché, perché la lezione vale anche per chi non fa video.
Il problema non era la qualità
Le tre camere erano tutte buone. Il problema era il costo cognitivo: ogni volta che succedeva qualcosa di interessante, dovevo scegliere. E mentre sceglievo, quello che era interessante finiva.
Adesso porto una camera principale e una tascabile. La tascabile la tengo accesa nella tasca del pile. La regola è: se devi aprire uno zaino per prendere la camera, quella scena l'hai già persa.
Cosa è rimasto
Il corpo mirrorless resta, ma esce dallo zaino solo per le riprese pianificate: paesaggi, interviste, tempo di preparazione. La camera tascabile stabilizzata è diventata il novanta per cento del girato quotidiano.
L'unico pezzo su cui abbiamo speso di più invece di risparmiare è l'audio. Due microfoni wireless con parabrezza in pelo, sempre carichi, sempre appesi. Il vento è il nemico numero uno di tutto quello che facciamo, e l'audio è l'unica cosa che non puoi recuperare in montaggio.
Il peso
Il conto finale: da 4,2 kg di attrezzatura video a 1,9 kg. Su un viaggio in van sono un dettaglio. Sull'Alta Via, a settembre, sono la differenza fra portare la camera e lasciarla a casa.

